giovedì 16 luglio 2020

Scrivere di diversità è come danzare sui tasti

Magia. Qualcuno la chiamerebbe magia, con prevedibile stupore sul volto. Qualcun altro la definirebbe scienza, con scontato disincanto nel tono della voce. Ma è poi così importante, dare un nome alle cose?
Qualche minuto dopo l’arrivo della badante, la vecchia Ramakeele, come di consueto Eduardo si era messo a lavoro, cercando per l’ennesima volta di dar vita alla storia. La nuova.
Dopo interminabili minuti di bianco sul foglio virtuale, irridente al riparo del monitor, si era spostato in soggiorno, con il pretesto di sapere se andasse tutto bene.

Come va? Domanda studiata con cura, due parole facili da memorizzare, copione breve ma parte significativa nel dramma dal titolo inequivocabile: una scusa per distrarmi dal fallimento dello scrivere.
Nondimeno, ciò che differenzia il teatro dal grande, o piccolo schermo che sia, venne dimostrato anche lì, nella casa dello scrittore del palazzo: quando sono le persone vere, nel vivo dell’attimo, a essere in scena, tutto può succedere.
Come va? Domanda pronta, preparata a dovere per dizione e intonazione. Eppure Eduardo rimase senza fiato, fermo sulla soglia. Le mani di sua moglie danzavano. I soliti pollice e indice della mano sinistra di Lina, soliti ma non soli. Altrettanto facevano quelli della destra della badante. Quest’ultima era di spalle, quindi l’unico spettatore presente non poteva scorgere gli occhi chiusi di lei che racconta.
Le mani danzavano è sbagliato. Le mani danzano. Di nuovo. Visibili a occhio nudo, ma finalmente percepibili dentro, nel silenzio, al riparo. A occhi chiusi.
Quante volte Eduardo aveva osservato quel movimento apparentemente casuale? E quante volte aveva voltato pagina noncurante? Le mani danzavano, questo è il risuonare della didascalia, ma stavolta non è un errore. Perché questo era scrivere. Niente di più e giammai di meno.
Chiamala magia o scienza, ignorala se vuoi, ma il ballo dei polpastrelli sulle lettere, talvolta, racconta miracoli...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

Nessun commento:

Posta un commento