giovedì 9 luglio 2020

Diverso o uguale dipende da quanta fantasia possiedi

Nuove persone. Nella nuova terra. Perché chi osserva tutto come nuovo, guarda con sorpresa e timore il quadro più grande.
È solo chi riesce a vederne un unico frammento che si concentra solo su quest’ultimo.
Bikila e Kereeditse stanno parlando con Alfredo, l’uomo della casa. La nuova casa, nella nuova terra.
Papà e mamma sorridono, l’altro fa lo stesso.
Aveva ragione, Ramakeele. Con la pozione che trasforma i neri in bianchi è tutto più facile, probabilmente. Senza di essa sarebbe stato tutto molto più difficile e questo è sicuro.

“Io sono Fabio”, dice Bikila presentandosi, “e questa è mia moglie Chiara.”
“Piacere”, risponde l’uomo al loro ingresso, “io sono Alfredo.”
Veniali bugie, vero? In fondo il nome è solo un particolare di poco conto. Siamo molto di più dell’insieme di lettere con il quale ci firmiamo.
“Lui è mio figlio Amedeo”, aggiunge Bikila, alias Fabio.
“Amedeo”, ripete a mente il bambino con soddisfazione, stringendo la mano al padrone di casa. “Quasi uguale ad Ahmed…”
Diverso o quasi uguale, dipende sempre da quanta fantasia si ha a disposizione...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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