giovedì 18 giugno 2020

Storie di figli e padri diversi

“Papà?”
“Dimmi, Ahmed”, fece Bikila mentre divideva il cibo con il figlio e Tinochika, seduti sul ponte della nave nell’unico lato che a mezzodì regalava un frammento d’ombra.
“Puoi fare una cosa per me?”
“Dipende.”
“Da cosa dipende?”
“Dipende se la posso fare.”
“Ti sembra questo il momento di chiedere cose a tuo padre?” lo riprese Tinochika.
Ahmed si ammutolì, piuttosto frustrato.
Dal canto suo, Bikila non desiderava contraddire Tinochika, ma neppure voleva deludere il figlio. Così, tento di mediare.
“Be’, se si tratta di una cosa che posso fare e non sarà troppo faticosa, ecco, penso che almeno possiamo ascoltarla. Che ne pensi, Tinochika?”

Quest’ultimo si limitò ad annuire, con un’espressione colorata da emozioni varie, ma almeno una era ben riconoscibile. Il ragazzino apprezzò alquanto, le parole dell’uomo. Il suo parere era stato preso in considerazione. In breve, per qualcuno era importante, la sua presenza. Qualcuno che era un padre.
Fu colpa di una tutt’altro che rara alchimia umana, capace di dar vita alle coincidenze dei sentimenti. E quel giorno, su quella nave, era e inevitabilmente levata, laddove in così poco spazio si cerchi di sopravvivere tutti nello stesso modo e per le medesime ragioni.
“Parla, Ahmed,” lo incoraggiò quindi Bikila. “Cosa vorresti che facessi per te?”
Il bambino guardò per un istante alla sua sinistra le tre donne suddivise nel tempo intente anch’esse a consumare il pasto del giorno. Quindi si schiarì la voce e disse: “Puoi essere il papà di Shani?”
Bikila rimase interdetto, così come Tinochika.
“Ahmed”, fece l’uomo posando il pane che stava cercando di mangiare, “Shani ha già un padre. Un altro uomo, diverso da me.”
“Sì, ma lui non è qui, ora. È rimasto a casa.”
“Certo, per stare vicino alla madre di Shani. Tra poco nascerà un altro bimbo, il suo fratellino.”
“Come fai a sapere che sarà un maschio?” ribatté Ahmed.
“Ramakeele”, si limitò a rispondere Bikila.
“E allora?” fece il bambino dopo una breve pausa.
“Allora cosa?”
“Puoi essere il suo papà finché Shani non sarà di nuovo con il proprio, quello vero?”
“Perché?”
“Perché così è meglio, penso. È meglio di senza, tutto qui.”
Bikila rifletté, consapevole del fatto che le sue parole, in quel momento, sarebbero state messe a verbale nel cuore, ancor prima che nella mente.
“Facciamo così”, disse dopo essersi schiarito la voce. “Ogni volta che le mancherà il papà e sentirà bisogno del suo aiuto, io farò quello che posso.”
Ahmed non rispose, ma sorrise.
Era un sì, indubbiamente era un soddisfacente sì.
“Per te va bene?” domandò Bikila a Tinochika, con un intento diverso, stavolta.
Il ragazzo annuì di nuovo, ma aveva capito la differenza. E fu contento anche più di Ahmed.

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