venerdì 5 giugno 2020

Io sono diversa da te

Io sono diversa da te, punto.
Ti rendi conto di questo, vero? Dài, ti prego, dimmi che capisci.
Certo, basandosi solo sulla mia classe si potrebbe parlare di pochissime persone. Come spiegherebbe il mio prof di scienze per poter parlare di teoremi dimostrabili ci vorrebbero campioni più significativi.
Sì, certo, pochissime persone… fosse davvero così. Pensa per esempio alla metropolitana al mattino, quando è stracolma di gente.

Vieni con me, un giorno, e immergiti anche tu in quel mare di vite, l’una collassata sull’altra, incollati come carte di un mazzo che non vede l’ora di esplodere e mostrare il suo gioco.
Quale gioco? Ehi, scherzi o ci fai?
È il gioco dell’uguaglianza, bello, che ci vuole illudere che sia qualcosa di simile tra noi, tra nasi puntuti e patate schiacciate, occhi sbilenchi e strabici inconsapevoli, chiome spettinate e pelate imbarazzanti, mani e dita di ogni forma, lunghezza e anche sgradevolezza, per non parlare di olezzi di ogni tipologia tanfante e voci stridule che ciarlano nei cellulari convinti di esser sole in cima alla torre di Babele.
Be’, io sono diversa, perché non me ne vergogno.
Anzi.

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