giovedì 4 giugno 2020

Diversità condivisa

La diversità è più dolce, laddove sia condivisa, assaporò quella sera Teresa. Ma quando la condividi con chi ami, è addirittura preferibile alla lucidità, pensò la ragazza, quando abbracciò Matteo, che le sorrideva sulla soglia della sua camera.
Mai aveva amato maggiormente il fratello. Speciale, ulteriore prova in quell’attimo.
La cena con Chiara e famiglia era stata piacevole, senza particolari alti, ma del tutto priva di bassi.
La conversazione era stata condotta in gran parte da Sara, per i suoi, e Kereeditse per la famiglia di Ahmed, una sorta di portavoce auto eletti sul campo.
Di solito la ciarliera di casa Fiori era Teresa, ma la ragazza era insolitamente silenziosa, esattamente come era accaduto a scuola, ma non perché particolarmente turbata. Teresa aveva trascorso l’intera cena spostando lo sguardo tra Ahmed e i suoi, sperando che qualcuno si accorgesse della nuova pelle del bambino. Il bambino nero, che un attimo prima era bianco.

Attesa che da frustrante era divenuta scioccante.
Sì, perché non solo il bambino era diventato all’improvviso africano, ma la stessa metamorfosi l’avevano subita i suoi familiari proprio quella sera, davanti ai suoi occhi.
Una famiglia nera, tutti, nessuno escluso.
“Teresa?” fece Marco, notando finalmente lo sgomento sul volto della figlia. “Tutto bene?”
“Sì…” riuscì a mentire lei, sforzandosi di smettere di fissare gli ospiti.
“Come vi trovate in questa nuova città?” aveva chiesto Sara, togliendo opportunamente la figlia dai riflettori. “Non vi manca Bologna?”
I genitori di Ahmed si erano guardati e avevano sorriso entrambi, quasi all’unisono.
“Sicuro”, aveva risposto Ramakeele, “certo che ci manca. È la nostra città.”
La nostra terra...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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