mercoledì 3 giugno 2020

Aprirsi alla diversità

Rukia e Hash dovettero sistemarsi provvisoriamente a casa del fratello, il quale si dimostrò molto ospitale.
“Questa è casa vostra”, aveva detto semplicemente, ma lo aveva fatto con grande convinzione, senza sorrisi di circostanza o gesti sottolineanti. Occhi e parole, parole e occhi e la sola verità.
Ciò nonostante, sebbene avessero entrambi apprezzato il dono del parente, il dolore per la perdita della casa era stato considerevole, soprattutto per Rukia.
Come già detto, altre volte si erano dovuti
allontanare da essa per la minaccia di un pericolo imminente.
In passato si erano trasferiti anche lontano da Baghdad, malgrado per brevi periodi. Ma ovviamente, un conto è lasciare la propria casa per un po’ di tempo e ben altra questione qualora essa lasci voi per sempre.
Non fu tanto per gli oggetti che vi conservavano. Ogni qual volta si allontanavano avevano entrambi preso l’abitudine di portare con loro due voluminosi borselli in cui tenevano al sicuro tutta la loro vita: foto particolarmente riuscite, lettere composte da parole e sentimenti irripetibili, e altri preziosi ricordi.
Tutto ciò era fortunatamente salvo, nondimeno, vedere quelle quattro mura, letteralmente quattro, sbriciolate da qualcuno che neanche immaginava di aver compiuto tale delitto, suscitava in loro un misto di rabbia e sofferenza molto più esplosivo di un’ottusa bomba.
Quella era la casa in cui si erano amati per la prima volta.
Quella era la casa in cui si erano fatti la prima promessa di una vita insieme…
Ogni casa è diversa dalle altre, esattamente come quella invisibile che costruiamo ogni giorno dentro di noi, fatta di stanze speciali. Una contiene sentimenti e l’altra i pensieri, una camera è per i sogni e un’altra ancora la riserviamo ai brutti ricordi.
E ogni qual volta qualcuno vi entra può portare oscurità o luce, ma è qualcosa che non sapremo mai prima di aprire la porta...

Leggi altro su "Nostro figlio è nato", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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