venerdì 29 maggio 2020

Qualcosa di diverso e unico

“Mamma?” fa il bambino. “Ti va se facciamo una buca?”
“Sicuro”, risponde la donna, mentre cercava di rilassarsi sul telo da mare, dopo una giornata di lavoro estenuante.
Lei lo affianca con affetto e pazienza e lo esorta a dare il via alle danze: “Vai, inizia tu.”
Il figlio comincia a impastare sabbia e fantasia, e va avanti tenace, voglioso e curioso di scoprire dove la sua immaginazione lo sta portando.
Sembra un volto, ma sì… lo è, è una faccia.
Ricorda quella del padre, sorridente, quando c’era anche lui con loro, prima di dire addio a entrambi troppo presto.
Che il cielo maledica i tumori, penso sia condivisibile come anatema.
“Chi è, Ahmad?”
“Indovina…”
I due osservano la scultura che pian piano si fa amore e ricordo, incancellabili ingredienti dell’arte più sublime: quella che unisce chi resta.
Si abbracciano e si commuovono.
In quel momento passa un altro bambino, meno eccentrico per melanina e luce nello sguardo.
“E cosa sarebbe quello?” domanda curioso accovacciandosi.
Qualcosa di diverso da ciò che hai visto finora, è la didascalia di un silenzioso doppio sorriso.
Qualcosa di unico e irripetibile...

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