mercoledì 20 maggio 2020

La diversità dei giornali

Daria faceva la portinaia per lutto. Si sarebbe potuta riassumere così, la sua attuale professione, visto che altrimenti non avrebbe mai pensato di sostituire il marito nella cura del condominio.
“Solo uno come te potrebbe avere la pazienza di gestire tutte le lamentele del palazzo”, gli aveva detto una sera, mentre gli scaldava la cena.
È uno dei pochissimi doni del cancro: rendere le persone che restano inaspettatamente altre.

Quel pomeriggio Sara si arrestò sul marciapiede di fronte al portone del palazzo, catturata dall’olezzo che proveniva dal cassonetto e si voltò a osservarlo, traboccante di rifiuti.
“Lo sciopero…” si rammentò ripensando a una delle miriadi di agenzie che avevano diffuso in redazione. Un altro concetto nuovo del differente mondo che i ‘diversi’ della famiglia ‘diversa’ avrebbe dovuto imparare.
Sara stava per rincasare quando la portiera la affiancò: “Che vergogna”, fece con vigore, “ma voi giornalisti non potete fare qualcosa? Sono tre giorni che va avanti questa cosa.”
Voi giornalisti.
Noi.
E loro.
Già, loro.
Sara sentì come se il commento della donna l’avesse pietrificata, lì, innanzi a quel deludente spettacolo.
Ricco di spunti e indizi.
Ricco di loro.
Quindi, come se la voce si liberasse dal cervello, le parole evasero dalle labbra: “Televisori ad alta definizione e smartphone super accessoriati.”
“Come dice?”
“Pasta di grano duro e frutta di stagione, abiti trendy e auto super veloci, scarpe, scarpe comode ed eleganti, che non metterai mai, occhiali da sole rigorosamente firmati e il libro del noto scrittore da prima pagina.”
“Non capisco, signora…”
“Canali a pagamento, c’è l’abbonamento da rinnovare e… telefoni, già, rinnovate anche quelli, i gadget, tutti i gadget del mondo, cure dimagranti e snellenti… e poi le scommesse, puoi scommettere su tutto quello che vuoi, basta che scommetti.”
“Signora, si sente bene?”
“I prestiti e i mutui, è lo stesso, ti diamo soldi per fare quello che desideri, gli sconti imperdibili, le occasioni e le promozioni, i viaggi organizzati.”
“Signora”, ripeté Daria toccandole il braccio.
Grazie al contatto con la donna, Sara riuscì a riprendere il controllo della favella.
“Loro”, aggiunse incapace di trattenere l’ultimo rigurgito.
La portinaia allontanò la mano dalla madre di Teresa, intimorita.
Dal canto suo, Sara voltò lo sguardo verso di lei e sorrise imbarazzata: “Mi perdoni”, disse rassicurandola più con l’espressione del viso che con le parole.
“Alcuni tra noi giornalisti sono diventati un po’ come loro.”
“I rifiuti?”
“No, i cassonetti.”
“Lei è diventata un cassonetto?”
“Non lo so”, pensò Sara allontanandosi facendo un cenno di saluto con la mano.

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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