venerdì 8 maggio 2020

La diversità come capro espiatorio

Non è affatto tutto lì e vi è un’ampia porzione d’umanità ad affermarlo con veemenza. A provarlo quotidianamente, con parole e sangue, ovunque. A mostrarlo al di là di innocui schermi. Perseverando sull’onda di quell’unico primo impatto.
Non si tratta necessariamente di qualcosa percepito dai sensi. Un odio a prima vista o un brivido alieno lungo le spalle. Già, le spalle. Leggile pure come il sopravvalutato sesto senso degli umani pericolosi.
Quel pomeriggio, proprio quello, dove tutto era davvero lì, Vito era di spalle, con un piede sulle scale. Quattro scalini lo separavano dall’ingresso del palazzo. L’altro.
Se solo avesse fatto quei passi senza fidarsi del nulla. Dentro, nel cuore. Alle spalle.

Si era voltato e aveva visto Ahmed che osservava il nuovo mondo intorno alla nuova casa. Le nuove persone. Un bambino, aveva registrato la mente del padre di Tommaso. Quindi l’incontro di sguardi di cui sopra, seguito dal testimone non visto: la compagna di mio figlio, aveva letto quest’ultimo. Poi la madre del bambino, a sancirne l’uscita di scena.
Nuove persone, nella nuova casa, nel palazzo di fronte.
Vito si era voltato per rincasare ma si era fermato di nuovo dopo aver oltrepassato l’ultimo scalino. Niente di strano, niente di insolito, tranne il nulla. Dentro, nella pancia. Alle spalle.
Qualcosa di indecifrabile, di sbagliato. Qualcosa di attraente, come una maledetta droga.
La soluzione per il male che non dorme mai. Ovvero, illusorio palliativo per il tossico. E fatale veleno per tutti gli altri. Sacrificabili capri espiatori.
In una parola, i diversi...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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