giovedì 14 maggio 2020

Diversità nella solitudine

Diversità nella solitudine.
A differenza del compagno di banco di Teresa, era proprio ciò che cercava Eduardo. Anzi, forse dovrei dire sognava. Un’esistenza pienamente egoista, involucro ideale per chi ambisca a concentrare ogni aspirazione e preoccupazione in un foglio A4.
Dimenticare, questa era la migliore alternativa che nel frattempo aveva individuato per dedicarsi al proprio secondo fatidico romanzo. Dimenticare di avere una compagna, cancellare dalla memoria
l’amore viscerale che provava per lei, affrancarsi dall’immane sofferenza nel perderla ogni giorno di più. Nonostante quella sorta di ologramma in salotto, sotto forma di una signora di mezz’età intenta a riempire la sua, di pagina, con deliranti ghirigori.
Mia moglie Lina è matta, questo raccontava a chi gli chiedesse conto delle stranezze della donna. Ma non è sempre stata così, mormorava il suo cuore massacrato. Ciò nonostante batteva e pulsava per un solo scopo: dimostrare di non essere un’eccezione. Che scrivere e, soprattutto, vedersi pubblicare un romanzo di successo non era stato affatto frutto del caso. La prova del nove, anzi, del due, questo era il suo obiettivo primario, ciò che lo teneva in vita.
A quando il prossimo? Chiedevano gli interessati di turno, tra ammiratori o semplici curiosi.
Presto, molto presto. Menzogna clamorosa, viste le sole due cartelle scritte a fronte di una miriade di tentativi cestinati.
Così il tempo passava e la barba cresceva, lo stesso per i capelli e lo scrittore assomigliava sempre di più al cugino Itt, probabilmente il più insolito personaggio della famiglia Addams. Il tutto a far da contraltare all’estrema cura con cui Eduardo si prodigava nel preservare almeno nell’aspetto la bellezza di Lina.
La portava dal parrucchiere ogni mese, poi dall’estetista e dalla manicure, senza rinunciare mai al disperato impegno di mantenere viva, almeno nell’occhio, la memoria adorata...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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