lunedì 6 aprile 2020

Scrivere di diversità

Mi chiamo Pierre e scrivo. Non sapevo che avrei raccontato di Jean, come dire, non avevo
compreso cosa il mio inconscio avesse intenzione di rivelare. Aveva corso, la mia penna, raggiungendo mai doma la fine di ogni pagina senza mai voltarsi indietro; come dire, con la punta rivolta sempre alla riga successiva, in cerca di ogni scampolo di diversità che la mia inguaribile immaginazione mi portasse in dono. Per spronarmi e spingermi ogni volta a rimettermi in viaggio. È stata altresì paziente, laddove finisse l’inchiostro; come dire, ogni volta è stata pronta a ripartire dal punto esatto in cui era stata strappata al suo sogno. Il suo, forse, giammai il mio. Il mio, quello davvero mio, come dire, quell’anelito impronunciabile nemmeno nel silenzio della propria mente, è sempre rimasto cristallizzato nel regno della peggiore razza di utopia al mondo. Sto parlando di quella illusoria vana speranza, come dire, quella che nascondiamo anche a noi stessi: un padre, una madre e una vita nel mezzo. In altre parole uno scrittore, dei libri non più manoscritti, un’attrice rispettata sopra e - soprattutto - al di sotto del palcoscenico e, al sicuro tra di loro, una creatura capace di vincere il tempo. Non tutto, come dire, non sto parlando dell’eternità, qualsiasi cosa più che solo otto miseri anni. Forse, se non fosse stato per Jean-Baptiste, la scrittura non sarebbe riuscita a realizzare il miracolo di donare rifugio a questa fantasia pura come l’acqua dell’Eden. Ma, come dire, talvolta i sogni è meglio che rimangano tali...

Leggi altro in "La vera storia di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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