lunedì 20 aprile 2020

Quale diversità tra cittadino e immigrato?

“La realtà, egregio segretario, è quella in cui persone come i migranti sopravvivono ogni giorno accanto a noi. Per buona sorte, il rispetto per i diritti di tutti gli umani - che abbiamo insieme ricordato - sono loro garanzia in quanto essere viventi, non cittadini. D’altra parte, esiste un’ulteriore dovere di coerenza, che forse voi, stimabile segretario, fareste bene, da oggi in poi, a considerare con molta prudenza, allorché stabiliate dei criteri per meritare i diritti di una vantaggiosa cittadinanza. In quella stessa realtà, oltre ai miei amici ci siamo voi e io. Noi altri, signori, cittadini di nascita, con la fortuna di ereditare da tale beneficio il diritto di merito, ma, come voi avete spesso chiarito, anche i doveri annessi. Cito
testualmente: rispettare tutte le leggi dello Stato, aver riguardo verso la cultura e le tradizioni del paese e giammai imporre le proprie, onorare il culto e le fedi locali e per nulla al mondo contrastarle con la personale interpretazione del divino, dimostrare di essere qui per lavorare a sostegno della causa pubblica nostrana e in nessuna occasione di svolgere attività a scapito di quest’ultima, per il solo privato interesse. Caro signore, la coerenza è solo un’altra parola. Tuttavia, se dovessimo onorarla per ciò che merita... be’, credo che molti, veramente molti tra noi, nonostante l’identità d’origine, dovrebbero rinunciare all’istante al titolo di cittadino...”

Leggi altro in "La vera storia di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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