martedì 21 aprile 2020

Lo spettacolo della diversità sotto gli occhi di tutti

“Tutto bene, signor Eduardo?”
Parole lontane, inascoltate, a un volume quasi impercettibile, da una persona altrettanto ignorata.
Oppure: la voce della donna risuonò lontana, contraddicendo la realtà dei fatti. In breve, disse lei a un passo da lui.
Ma anche: una domanda lontana anni luce tentò di intercettare l’attenzione dell’uomo, preso da tutto fuorché il contingente.
Ciascuna coerente con la scena, didascalie impeccabili, unite dal solo comune denominatore: l’aggettivo lontana. Ma tutte imprecise, e l’errore è fondamentale.
Non era il mondo esterno a esser distante, bensì Eduardo, lo scrittore del palazzo.
L’unico, a esser precisi. O, forse, il solo a poterlo dimostrare con tanto di volume in vetrina.

In questo paese gli scrittori sono tanti, aveva detto un giorno un editore al marito di Lina, troppi. Sono più dei lettori e questo è il vero problema.
Forse, aveva replicato lui, o magari sono troppi coloro che confondono il desiderio di scrivere con quello di pubblicare libri.
“Come dice?” fece voltandosi verso la portinaia.
“Le ho chiesto se va tutto bene”, rispose quest’ultima abbozzando un sorriso. “Lei è fermo qui nell’ingresso da un paio di minuti…”
Eduardo, come cercando di rammentare cosa ci facesse lì, in quell’istante, vide il quotidiano tra le mani e tutto fu all’improvviso chiaro, se così si può dire.
“Sono uscito a comprare il giornale”, rispose più a se stesso che altro.
Sofferenza, questo è ciò che seguì. Non ricordava, provò inutilmente a rivedere il tragitto dal portone all’edicola e ritorno. La richiesta all’edicolante, il giornale in mano, il viaggio del denaro dal portafogli all’uomo, e poi di nuovo a casa. Mancava molto, era assente il meglio.
Leggi come la meravigliosa ricchezza dei sottovalutati contorni. Tutto quella diversità di preziose unicità composta che era il succo dello scrivere per il nostro.
“Signor Eduardo?” chiese di nuovo la portinaia innanzi all’ulteriore trance dello scrittore.
Quest’ultimo se ne andò, lasciando la donna interdetta.
“Mi perdoni, occhi lontani...” mormorò salendo le scale.

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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