mercoledì 1 aprile 2020

La diversità di immaginare e vivere l'amore

Venezia? Certo. Pechino? Sicuro. New York? Ma è ovvio. Perché in quell’ultimo scorcio di 2008 Hash e Rukia erano andati ovunque con la fantasia, alla luna e ritorno in un secondo, a cavallo di una bugia così divertente da fidarsi di essa ciechi e sordi allo stesso tempo, anche a costo di ritrovarsi con il didietro in terra. Tanto sarebbero tornati lì, dove si trovavano, con le bombe o senza, ma insieme.
Viaggiavano in qualsiasi momento e ovunque. Avevano perfino ritrovato un posto tutto loro. Non era la casa dove il loro amore aveva avuto inizio ma era nuovamente un luogo definibile tale. Non più ospiti della vita di qualcun altro, ma signori della propria.
Una sera mancò per l’ennesima volta la corrente e la tv svenne di paura. Con i nostri ci sarebbe voluto ben altro, per intimorirli.

Guai al giorno in cui la televisione dovesse divenire più coraggiosa degli spettatori, perché in quel caso potrà raccontar loro qualunque cosa e pretendere addirittura di esser pagata per questo.
Rukia accese qualche candela e con esse illuminò il tavolo dove stavano finendo di mangiare. Al suo ritorno Hash sorrideva.
“Cos’hai?” chiese la donna.
“Signore e signori, buonasera. Interrompiamo le normali trasmissioni per un evento eccezionale. Un applauso, prego…”
“Perché devo applaudire se non so di cosa si tratta?”
“Lei non può parlare con me. Io sono la televisione. Io parlo con lei e non il contrario.”
“Sì, però sono libera di non applaudire. Sono a casa mia, qui.”
“La prego… solo un applauso, lo faccia per me.”
Rukia batté le mani sorridendo.
Hash si produsse in un goffo inchino e proseguì: “Grazie, vedrà che non se pentirà.”
“Vedremo.”
“Come dicevo poco fa, abbiamo dovuto interrompere la normale programmazione a causa di un avvenimento straordinario, incredibile, straordinario.”
“Straordinario l’ha già detto.”
“Scusi, sono gli incidenti della diretta.”
“Capisco. Allora, questo avvenimento?”
“Eccolo, signora Rukia.”
“Scusi, ma come fa a sapere il mio nome?”
“Ce l’ha detto suo marito.”
“Mio marito?”
“Sì. E l’evento straordinario è questo: suo marito è qui.”
“Dove?”
“Qui in tv.”
“E che ci fa in tv? Le sembra una cosa da fare, lasciare la moglie incinta da sola a casa?”
“Lei ha ragione… Ma cerchi di capirlo. Suo marito Hash ha fatto di tutto per andare in onda e lo ha fatto per lei.”
“Per me? E perché?”
“Per dirle grazie.”
La moglie esitò per un attimo e poi domandò: “Grazie di che?”
“Di renderlo l’uomo più felice della terra. Non crede che sia una cosa che tutti dovrebbero sapere?”

Leggi altro in "Nostro figlio è nato", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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