mercoledì 15 aprile 2020

Diritto di amare le diversità

È una voce antica come l’uomo stesso, la voce della giustizia. Essa è come una malattia che corrode da dentro alla stregua del peggior cancro. Non canta, è stonata, è sempre stonata. Anche per questo grida. Se parla, a prescindere da ciò che dice, in pochi la sentono, perché è una voce che difficilmente porta successo e onori, plauso e ricchezze. È una fregatura, la voce della giustizia e chi riesce ad ignorarla, forse, non è poi così tanto da biasimare.
Tuttavia, tra quei pochi che tra di noi decidono di guardarla dritta negli occhi e far proprie le sue
parole, ci sono alcuni che sin da quell’istante credono di potercela fare a vincere. Contro tutto e tutti. Uno di questi fu Richard Loving.
“Non dobbiamo arrenderci”, mormorò scandendo lentamente ogni lettera, invadendo quel silenzio di festa. “La nostra diversità è un nostro sacrosanto diritto. Te ne volevo parlare da qualche giorno… Domani vado da quelli dell’Unione per le Libertà civili.”
Sua moglie dimenticò all’istante le ciabatte logore e la povertà dell’appartamento. Levò i propri occhi nei suoi. Quindi, con tutta la passione che aveva nelle vene, rilanciò stringendo le sue mani nelle proprie: “Non vado… Andiamo.”

Leggi altro in "Loving contro Virginia", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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