giovedì 16 aprile 2020

Amica diversità

Le ragioni del guardare la diversità, magari coincidessero con quelle del vederla per davvero.
Vito tornò a casa e notando il silenzio della tv raggiunse il salotto e fissò per qualche istante il divano. Vuoto. Come l’appartamento. E come ogni cosa, se priva della sola ragione di vita.
Leggi pure come ciò che resta di un’ombra adorata anche più dell’originale. In breve, figlio.
“Tommaso?”
Vuoto. Nella risposta come nelle parole. Inutile spreco di suoni, laddove la scena quotidiana in
casa Mariti era sempre la medesima: un ragazzino di sedici anni abbandonato sul divano, con la tv ad alto volume. Per cancellare o almeno rendere il tutto indefinito. Ricordi e gemiti della notte che seguì, quasi come con la preziosa medicina paterna.
Valore al merito della scandalosa legalità di un lento suicidio assistito. Purché si consumi al riparo di quattro spesse mura. Riparo, è ovvio, per chi non vuol sentire. Figuriamoci vedere.
Vito entrò in cucina e lesse il biglietto.
Sono andato a pranzo della mia amica Teresa.
Amica.
La compagna di banco.
Amica.
La ragazza dai capelli rossi, quella che abita di fronte.
Amica.
Se solo questa parola fosse sufficiente per infonder pace in ogni cosa...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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