martedì 24 marzo 2020

Annette e Jean

“Mi chiamo Annette è sono morta alla tenera età di otto anni. Non c’è l’ho con qualcuno per questo. Vi prego, non compatitemi. Sono stati otto anni di cui ho assaporato ciascun secondo con estrema intensità. Ho vissuto con mio padre e, sebbene non quanto avessi voluto, ogni tanto ho incontrato mia madre.
“Mi chiamo Annette e ho vissuto per soli otto anni. Non è una storia triste la mia, non tirate fuori i fazzoletti. Oltretutto, non sono qui per me, anche se la cosa mi farebbe piacere, non lo nego, bensì per l’uomo che ha viaggiato dai manoscritti di mio padre sino al mio cuore. Il viaggiatore dal passato nobile, che non ho mai guardato come ora guardo voi.
“Mi chiamo Annette e non ho mai superato gli
otto anni. Credetemi sulla parola, sono lungi dal voler suscitare commozione in chi mi ascolta. Nella mia vita ho ricevuto ciò che desideravo. Volevo l’amore e il tempo di mio padre e ne ho avuti in quantità. Desideravo un abbraccio da mia madre e l’ho avuto. Eppure la vita con me ha voluto essere ancor più generosa. Essa mi ha insegnato a sognare a occhi aperti e l’ha fatto utilizzando la guida migliore per una figlia: la fantasia di suo padre. Senza di essa non avrei mai potuto farmi rapire dal soldato che aveva bruciato le sue armi, il venditore di prospettive, Jean-Baptiste del Val-de-Grace.”

Leggi altro in "La vera storia di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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