lunedì 16 marzo 2020

Festeggiare la diversità

Era la festa di tutti.
L’idea era stata di Ramakeele, e non appena aveva ottenuto semaforo verde non vedeva l’ora di dirlo agli interessati. Cosicché, poco prima di andar via, quel giorno non si limitò al mero saluto per non disturbare troppo lo scrittore, ma bussò alla porta.
“Sì?” fece il marito di Lina, strappato a fatica alle parole che lo stavano conducendo alla fine del romanzo, l’insperato secondo.
“Eduardo… devo parlarti.”
Non prima di aver salvato il prezioso documento, l’uomo lasciò il PC a malincuore e raggiunse la soglia, che era divenuta il consueto luogo di incontro con ‘lei che racconta’.
“Dimmi, Rachele”, fece dopo aver dischiuso l’uscio.
Senza perdersi in preamboli, la vecchia andò subito al punto.
“Siete stati invitati a una festa.”

“Cosa?”
“Una festa.”
“Chi?”
“Tu e Lina.”
“Quando?”
“Questo sabato.”
“Una festa?”
“Una festa.”
“La festa di chi?”
La nonna di Ahmed esitò per un attimo e diede voce a ciò che sentiva, ignorando la testa.
“È davvero così importante?”
No, non lo è.
“Ma come possiamo? Lina… come fa a venire a una festa?”
“Verrà con te.”
“Una festa?”
“Una festa.”
“Non so se sia il caso.”
“Non è vero.”
“Come?”
“Tu lo sai che non è vero.”
“Rachele… hai capito come sta Lina, cosa potremmo fare lei e io a una festa?”
“Potreste ballare.”
E anche questo lo sapevi.

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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