mercoledì 4 marzo 2020

Diversità nel dolore

Il dolore è un privilegio, questo fu il più notevole paradosso in cui Rukia si imbatté nella sua vita.
All’inizio del 2009, in seguito alla scomparsa di suo marito Hash, ogni centimetro del suo corpo, ogni cellula, l’intero DNA, bramavano una sola cosa: lasciarsi andare alla pena per l’anima di cui lei e suo figlio erano stati privati.
Non mi riferisco semplicemente a un lacrimare quanto mai liberatorio, con cui buttar fuori tutto e andare oltre. La parola oltre non aveva più alcun, allorché non prevedesse anche Hash. Tutto questo sarebbe stato evidente anche per un bambino.
O magari no. Almeno per uno, la regola non vale.
Lasciarsi andare e più che mai obliarsi nel bel mezzo della sofferenza è un lusso soltanto per chi resti davvero solo. Solo e possibilmente sordo innanzi alle solite frasi di circostanza, che vanno in scena puntuali in quella fastidiosa cerimonia delle condoglianze, intessuta dai versi dell’abituale sadico copione di riferimento:
“Ti sono vicino...”
Non serve, perché non voglio nessuno che non sia
lui, accanto a me.
“Cerca di tener duro...”
Perché dovrei? Non voglio tener duro, voglio invece frantumarmi e sparire nel nulla.
“Devi aver coraggio.”
Non ne ho bisogno, perché non ho alcuna paura. Non c’è nulla in me, solo vuoto.
“Se hai bisogno di qualcosa, sappi che io sono qui...”
Resta pure dove stai, giacché ciò che mi manca nessuno può restituirmelo.
Ecco, tuffarsi nella pena senza indugio, dimenticando indietro ogni segno del proprio passaggio, incuranti ma capaci pienamente di onorare il proprio personale lutto, è una via concessa soltanto a chi sia in viaggio con un bagaglio leggero.
La gioia trova il giusto senso solo laddove tu possa condividerla con chi ami, si dice. Al contempo, il pieno dolore si assapora unicamente qualora la sola cosa di cui hai l’obbligo preoccuparti sia il tuo respirare o meno.
Rukia era consapevole che avrebbe potuto ignorare la verità. D’altra parte, ciò che aveva davanti era soltanto un pancione riflesso in un vetusto specchio, assai impolverato.
Magari lo avrebbe pure fatto se ne fosse stata in grado.
Be’, fu una grande fortuna che ciò che non è accaduto. Sua, di suoi figlio Hani e di tutti quanti noi.

Brano tratto da "Nostro figlio è nato", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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