venerdì 13 marzo 2020

Diversità nel cambiare le cose in meglio

“Ci racconta come siete arrivati a questo straordinario risultato?”
“In effetti, prima di far assumere il primo commesso nero in un negozio razzista, il vero risultato fu convincere Leonard a presentare il suo curriculum.”
“Leonard era il commesso?”
“Esatto. Suo padre era d’accordo, la vedeva come una cosa giusta da fare. Ricordo ancora alla perfezione le sue parole: è pericoloso, ma è la cosa giusta da fare. Sua madre, invece, non era d’accordo e io la capii. Non lo disse esplicitamente, ma il suo pensiero si può ridurre a questa frase: è la cosa giusta da fare, ma perché dobbiamo farla noi? Ecco, se ci pensa, è questo che tiene sotto scacco la maggior parte delle persone di fronte alle ingiustizie. Tutti sanno che si deve far qualcosa per fermarle, tutti sanno che non v’è altro modo che alzare la testa e combattere per cambiare le cose, ma tutti o quasi pensano la stessa cosa: perché devo farlo io? Perché devo rischiare io per tutti? E se gli altri non lo fanno perché devo essere io, il primo?”
“Allora fu il padre di Leonard a convincerlo?”
“No. Fu una sua decisione e quando il padre espresse il suo parere, lui aveva già deciso. Deve sapere che suo fratello maggiore era stato pestato a sangue perché, a sentire i familiari di una donna, aveva osato guardare oltre il tempo consentito una ragazza bianca. Ci aveva quasi rimesso un occhio e tale abuso aveva molto colpito Leonard, che all’epoca aveva solo sette anni.”
“Lo immagino.”
“Un giorno ci raccontò che la mattina presto successiva alla sera dell’aggressione aveva preso la mazza da baseball e se suo padre non lo avesse
fermato sulla porta sarebbe andato dai vigliacchi che avevano picchiato il fratello per fargliela pagare, soprattutto dopo che lo sceriffo aveva archiviato la cosa dicendo loro che se l’era cercata. È probabile che sia stato in quell’attimo che nel suo cuore è iniziata a germogliare un’incombenza irrinunciabile.”
“Quale?”
“È chiaro: che qualcuno la deve pur fare la cosa giusta.”
“E Andrew? In che modo fu decisivo?”
“Oh, fu uno spettacolo, davvero. La cosa più bella di Andrew è che, a differenza di Michael, affrontava quella drammatica e quanto mai stressante situazione che stavamo tutti vivendo sempre con ironia e leggerezza. Io amavo mio marito per la dedizione e la radicalità con la quale abbracciava i grandi principi che io stessa avevo messo al centro della mia vita, ma la capacità di sdrammatizzare il tutto da un momento all’altro, di cui Andrew era dotato, era preziosa. Se poi tale qualità si trova in un attore, ecco che si arriva all’assunzione di Leonard.”

Brano tratto da "Il coraggio della speranza", racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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