martedì 25 febbraio 2020

Vivere di diversità

Eccolo, il vivere di diversità.
Un eterogeneo mosaico di preludi, in attesa di qualcosa che forse avverrà, ma non avrà mai la magia del prima.
Del subito prima.
Una festa? Sì, una festa.
Anzi, no, meglio.
Il prima.
Quello di Ramakeele è banale, se non altro nella scena.
Lei che racconta rimirava la vecchia nell’immagine riflessa, assaporando l’attimo. Chi vive di storie e, soprattutto, di chi le ascolta, sa bene che solo l’attimo che precede il tutto è davvero perfetto. Perché tutto il meglio può ancora accadere. Pure se non hai alcuna fiducia di superare la nottata.
I bambini erano al massimo dell’eccitazione, incapaci di star fermi, bramando l’apertura della porta.
Kereeditse e Bikila erano in camera da letto,
stavano per uscire dalla stanza, ormai vestiti a puntino. Nondimeno, si arrestarono un istante prima. Meraviglioso prima.
Una festa? La prima di auspicabili tante. Sì, vale anche per chi non è più all’inizio del viaggio. Prima. Prima piangiamo, dicevano gli occhi dello scrittore del palazzo. Via le lacrime, ora, di gioia, in effetti, ma disperdiamole adesso, affinché il dopo sia solo per il gaudio assoluto.
Ma prima, ti aiuto a vestirti, amore mio, con l’abito che preferivi.
Quando uscivamo, la sera. Prima. Prima di andare, finalmente andare, era mancato il classico pelo che la regina rinunciasse.
Almeno con due ore di anticipo Daria era già agghindata per la serata. Aveva giocato d’anticipo per convincersi, tormentata com’era dai dubbi. Stava quasi per spogliarsi e rimettersi la vestaglia, quando aveva sentito un vociare dalla strada. Si era affacciata alla finestra e aveva visto niente di nuovo.
Un manipolo di ragazzi che parlavano, come è naturale, a voce alta, un’auto che strombazzava per il solito ritardatario in doppia fila, le luci dei lampioni a ravvivare i marciapiedi, la gente ancora in giro a far compere. Le ultime cose, il latte, il caffè.
Un ragazzo con il cane, l’autobus alla fermata che non riusciva a passare per l’auto scostumata di cui sopra, altro concerto di clacson.
Nulla di particolarmente originale, ma qualcosa. Di vivo.
C’è vita la fuori, Daria. C’è vita anche qui, mondo. Perché c’era.
Prima.
Nella casa della festa tutto era colorato e illuminato. Probabilmente, il pomeriggio era stato il più bello da anni per l’intera famiglia. Marco e Sara avevano cucinato insieme, come facevano da fidanzati, quando l’amore era tutto lì.
Tu ed io, lei e lui, noi.
Solo noi...

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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