mercoledì 5 febbraio 2020

Diversità in classe

Un giallo, un vero giallo.
Un attimo… forse, giallo potrebbe risultare fuorviante. In questo specifico caso, sarebbe meglio dire mistero, visto che l’inganno è proprio nei colori. Ovvero, come spesso capita, negli occhi di chi guarda quel che non riesce a vedere.
L’insegnante di Arte e Immagine, come si dice oggi, aveva notato l’insolito particolare nel primo disegno che aveva osservato con maggiore attenzione. La sua mente stava per riporlo nel mai abbastanza capiente fascicolo dal titolo roba da bambini, quando ritrovò lo stesso indizio nel secondo disegno. Nel terzo e nel quarto. Nel successivo e in tutti gli altri.
Fantasiosa confusione, infantile suggestione, delirio collettivo o cos’altro?
Sollevò lo sguardo verso il mondo reale, in diretta. I bambini erano tutti intenti a lavorare con la farina, un’attività molto divertente e liberamente sporcante, l’accoppiata preferita a quell’età.
La donna cercò il riscontro degli occhi, spostando questi ultimi tra le immagini create dagli alunni e quelle trasmesse dalle pupille al cervello.
Qualcosa non tornava. Corto circuito inevitabile per chi vede quel che vuol vedere e non è mai abbastanza. Per vedere tutto. Ovvero, privilegio dei piccoli di questo mondo.
“Bambini, vengo subito”, annunciò la docente,
uscendo trafelata dalla classe. Pochi istanti e tornò accompagnata dall’insegnante di Matematica, rubata all’aula accanto.
“Allora?” fece perplessa quest’ultima.
“Cosa vedi?” chiese l’altra, mostrandole i disegni sparsi sulla cattedra. La collega fece una carrellata superficiale dei lavori e poi, aggrottando la fronte, fissò con un pizzico di preoccupazione la maestra.
“Cosa dovrei vedere?”
La testimone numero uno dell’insolito tassello nel mosaico generale avvicinò l’indice sull’aneddoto alieno, additandolo di seguito su ogni disegno. Eppure il compito era semplice, ordinaria amministrazione per i bambini di una scuola elementare: disegna i tuoi compagni di classe.
“Mah…” fece la testimone numero due leggendo il nome presente in ogni raffigurazione. “È Anna?”
“Sì”, confermò l’altra.
Quindi guardarono quasi all’unisono Shani che lavorava allegra insieme ai compagni.
Perché?
Perché l’hanno tutti disegnata con la pelle marrone?
Perché non vediamo quel che vedono loro?

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

Nessun commento:

Posta un commento