giovedì 9 gennaio 2020

Romanzo sulla diversità: la truffa dei migranti

“Noi diventeremo uguali”, disse soppesando con cura ogni singola lettera, “perché grazie alla magia più potente della terra noi perderemo la diversità.”
“Di cosa stai parlando, Ramakeele?” domandò Bikila, dando voce alla curiosità di tutti.
“Bianchi, diverremo tutti bianchi”, rispose la vecchia. “Sempre se quel bianco non si intenda alla lettera. Non più neri, semmai davvero tali siamo stati.”
Quindi la donna sollevò da terra un voluminoso boccale e lo mostrò ai presenti tenendolo stretto tra le mani. Di seguito, parole rarefatte, come in un sogno.
Date un sorso alla pozione e liberate la pelle dal peso del sole.

Non più nera.
Leggete pure marrone, più o meno scuro.
Bevete e liberate i capelli dal nodo che li lega.
Non più ricci.
Assaggiate l’incantesimo e affrancate le labbra dal presunto imbarazzo del volume.
Non più carnose.
Bevete e diventate con me perfettamente uguali.
Bianchi.
Rassicuranti e liberi.
“Ma non possiamo…” si lasciò sfuggire Kereeditse, violando innanzi alla nonna di tutti il sacro protocollo del silenzio, eccezion fatta per il marito.
“Sì, invece”, disse Ramakeele.
E sebbene con un soffio di tristezza perso in un afflato di speranza, aggiunse: “Noi possiamo. Perché dobbiamo.”
Sopravvivere.

Dal romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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