giovedì 30 gennaio 2020

L'amore unisce le diversità

“Ci parli della prima volta che avete incontrato James Chaney.”
“Sì…”
Rita esitò per un fuggevole istante, sopraffatta dalla commozione.
“Tutto bene?”
“Sì, sto bene.”
“Se vuole ci fermiamo un attimo…”
“No, sto bene, andiamo avanti.”
“Prego, allora.”
“Come dicevo poc’anzi, i Freedom Ride ci portarono a conoscere James. Verso la fine del 1963, in occasione di un incontro presso il neonato centro per la comunità nera, creato per sensibilizzare i partecipanti al voto, Michael, Andrew e io eravamo stati invitati in qualità di rappresentati del Congresso per l’eguaglianza razziale. E lo sa qual era il tema che era stato scelto come argomento per attrarre l’attenzione dei presenti?”
“Ovviamente no, ce lo dica lei.”
“I Freedom Ride e l’importanza di mettere alla prova la legge. E il relatore era James. Per noi, e soprattutto per Michael, fu molto emozionante. Non dimenticherò mai quella serata.”
“Perché? Cosa accadde?”
“La sala era gremita e una volta entrati ci rendemmo conto subito che eravamo gli unici bianchi. Gli occhi erano tutti su di noi. È stata la prima volta nella nostra vita che ci sentimmo dall’altra parte, dal lato della minoranza, del colore diverso, fuori luogo, alieno. Tuttavia, non
appena James parlò e ci presentò, la diffidenza dei presenti si trasformò in curiosità. Aveva solo vent’anni ma sapeva parlare. Non erano solo le parole, ma il tono della voce. Calmo, profondo, sicuro di sé. Non avresti mai detto che quella fosse la voce di un ragazzo. Che leader sarebbe diventato James per gli afro americani…”
La donna fece una brevissima pausa e poi riprese il racconto: “Mentre parlò della sua esperienza con i Freedom Ride, guardai gli occhi di Michael. Brillavano, brillavano letteralmente. Gli presi la mano e lui la strinse fin quasi a farmi male. Ma fu un dolore dolce, il prezzo di una condivisione perfetta.”
“E Andrew?”
“Oh… Andrew era assorto nell’inviare sorrisi a una ragazza seduta in prima fila e lei ricambiava, ma questa è un’altra storia.”
“Cosa è accaduto dopo?”
“Un miracolo.”
“In che senso?”
“Dopo circa tre quarti d’ora di intenso e coinvolgente discorso, James ci invitò a parlare. Raggiungemmo esitanti e gonfi d’emozione la piccola pedana che avevano allestito a mo’ di palco. Visto che non si muoveva, Andrew diede una piccola spinta a Michael. Per poco non lo fece cadere di sotto. Michael si voltò verso di me e io gli inviai con lo sguardo tutto l’incoraggiamento del mondo. Poi vidi i suoi occhi sfiorare quelli di James. Quest’ultimo si limitò ad annuire e fu probabilmente quella la scintilla che lo accese. Ricordo il discorso che avrebbe dovuto fare, lo avevamo preparato insieme tutti e tre, ma lui andò a braccio, seguendo la pancia e fu la scelta migliore. Non fu retorico, bensì vero. Non recitò la parte del solito bianco che capisce i problemi dei neri, al contrario parlò da cittadino a cittadino, sottolineando i diritti e i doveri che tutti abbiamo a prescindere del colore, disse la sua sul testare la legge e sottolineò con ogni singolo atomo del proprio corpo la sua ammirazione per James e per tutti coloro che rischiano la pelle per mostrare agli altri cosa significhi essere parte attiva di una comunità. E poi lasciò per ultima la ciliegina.”
“Cosa disse?”
“La verità, solo la verità. Non ne avevamo mai parlato prima e solo in quel momento, quella sera, considerammo quel fondamentale aspetto, che forse era stato decisivo più di ogni altro nel nostro arrivo a Meridian. Michael rivelò la sua origine ebraica e aggiunse che - ricordo alla perfezione le sue parole - se i suoi genitori e tutti i suoi parenti, non fossero stati per primi capaci di lottare per i propri diritti senza aspettare l’aiuto del prossimo, oggi non ci sarebbe stato neanche un ebreo al mondo.”

Brano tratto da Il coraggio della speranza, racconto dal libro Amori diversi, Tempesta Editore.

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