venerdì 17 gennaio 2020

Incolpare gli immigrati

Aveva anche pensato di inventare un litigio in strada con qualcuno di indefinito.
Magari un immigrato, per fare contento papà e suscitare l’appassionata indignazione dei patrioti presenti.
Tuttavia, aveva bandito la menzogna all’istante.
Quel Tommaso era morto.
Quel figlio di cotanto genitore era rimasto indietro.
Dove sei?
Dove sei finito?
Dov’è, ora, il ragazzo che colpì il compagno straniero di nome Chakra?
Il terzo giorno aveva solo un’immagine in testa.
Ma che dico, ovunque. Nel cuore, in maniera se volete melensa quanto scontata, ma anche nella pancia, nelle mani bramose di vero calore, più che mai nel viso martoriato, che avrebbe accettato mille deturpamenti in più, pur di venire lenito da una carezza.
La sua.
Al contempo, si era sforzato ogni istante di scacciarla con la medesima veemenza con la quale aveva tenuto lontano l’imbarazzo del mentire sui lividi.
Teresa era qualcosa da proteggere, la ragazza dai capelli rossi era la nuova vita, quella dall’altra parte della strada.
Confine invalicabile per l’inferno alle spalle, delicato e prezioso come il fragile velo che tiene insieme una bolla di sapone.
Perfetta finché è in volo.
La sera prima aveva finalmente digitato qualcosa sperando che la tenesse a debita distanza.
Tutto bene.
Davvero, aveva pensato subito dopo, è così. Posso farcela, lo so. Dammi il tempo, datemi il tempo di guarire, datemi il tempo di cancellare e continuare a scrivere la mia storia.
Nuova.
Il problema è che il novello racconto era tale proprio perché contaminato da altra luce, ovvero, la sola che avesse mai visto.
La voce del citofono l’aveva fatto sobbalzare sul divano.
Tommaso aveva compreso all’istante chi fosse, ma aveva comunque raggiunto la finestra della camera.
Lo sapeva.
Lo sapeva perfettamente cosa avrebbe visto sul marciapiede.
Era a conoscenza del rischio.
Eppure spostò la tenda e guardò.
Perché chi inizia a vedere quel che vuol vedere, finalmente libero dalla paura, non può più tornare indietro.
Neanche se lo volesse.

Leggi il resto nel romanzo "La truffa dei migranti", Tempesta Editore

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