mercoledì 15 gennaio 2020

Diversità e bambini

Così mi sono chiesto: qual è il vero colore? Quello che vediamo noi o quello che vedono gli altri?
Da bambino ebbi una discussione con i miei perché mi guardavo i palmi delle mani e dicevo di essere rosa.
D'accordo, il dorso della mano era più scuro, ma sotto era rosa, un colore tutto mio. Ma se non lo vedevano i miei genitori, figuriamoci i compagni a scuola, gli amici in strada.
Dopo un'infanzia turbolenta a scuola, capii che
ogni compagno di classe aveva un genitore che vedeva il mio colore in modo diverso. C’erano i genitori "curiosi", come la madre di un mio amico, con cui facevo i compiti insieme, la quale non faceva che chiedermi seria, credetemi, se in Africa si parlasse l'africano e se i leoni potessero girare liberi per le strade addomesticati.
Ma c’erano anche alcune "premurose" maestre, le quali non facevano che avvertirmi che in quel piatto o in quell'altro c'era della carne, proibita dalla mia presunta religione.
Il fatto è che io non sono musulmano, nonostante le apparenze.
Poi c’erano i genitori che mi ammiravano: "Ma che bel colore che hai, ce l'avessi io, che devo farmi la lampada, una volta al mese."
Quelli che mi invidiavano: "Ma tu al mare ti abbronzi? Beato te che non ti scotti e che non devi usare creme."
Non è vero. Mi scotto eccome e mi serve la crema.
E quelli che mi stimavano: "Voi neri avete il ritmo nel sangue, la musica nell'anima e il blues nel cuore!"
Ma che sono uno stereo?

Da Tramonto, la favola del figlio di buio e luce 

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